Lungometraggio diretto da Michelangelo Antonioni, interamente ambientato in America, senza attori protagonisti italiani.
Il film prende il suo titolo dalla cosiddetta Vale della Morte negli Stati Uniti che sarebbe il punto di massima depressione geologica degli stati uniti. Lì s’incrociano per la prima volta i destini di due ragazzi, Mark e Daria, protagonisti del film. Ma dietro l’incrocio reale, puramente materialistico, ci sono elementi e parametri fondamentali su cui si basano i temi del cinema di Antonioni.
Fuga, amore, scelta individuale, consumismo puro e alla fine l’inevitabile fine, la morte. Tutto miscelato in una metafora del vuoto sia del deserto reale sia dell’esistenzialismo, con la fine del soggetto e predominio della merce. Un film tragicamente futuristico. Un futuro che non sembra offrire spazio ai sentimenti delle nuove generazioni e quindi predicatore di un’angoscia e senso di vuoto soffocante.
Una pellicola, condensato, di trasgressione, cinismo che si espande in una sceneggiatura semplice, di poche battute di Guerra e Shepard che lascia più spazio, all’immagine e alla sua metafora dentro la quale nasce la filosofia esistenziale contemporanea, dove l’anima diventa un oggetto di consumo e i sentimenti sono il risultato di un’allusione visiva di un’utopia che si conclude con una lunga e assordante esplosione. Un’esplosione del benessere che l’uomo stesso ha costruito e dentro il quale ha polverizzato i suoi valori. Niente più amore e idillio ma soltanto il nichilismo, l’egoismo e il denaro saranno gli eterni catalizzatori della società frammentaria del consumismo assoluto.
Zabriskie Point, un “poema”, accompagnato con la colonna sonora dei Pink floyd, pieno di forme e colori che nasconde l’innocenza e l’oppressione del mondo moderno dietro un discorso lineare e compatto, realistico fino al didascalismo.
Riferimenti cinematografici
- Michelangelo Antonioni (regia di), Zabriskie Point , Stati Uniti 1970
Riferimenti discografici
- Pink Floyd , Zabriskie Point, MCA , Stati Uniti 1970
